Recensione Cyberpunk 2077: un capolavoro mancato (foto e video)

Editore CD Projekt Red, Bandai Namco
Sviluppatore CD Projekt Red
Piattaforme PC Windows, Google Stadia, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S
Versiona provata PC, PS4, Google Stadia
Genere Action RPG
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in Italiano

Cyberpunk 2077 non è il capolavoro che tutti si aspettavano. Le cause scatenanti del putiferio che c’è stato a seguito del lancio sono due: le performance tutt’altro che soddisfacenti della versione console e l’enorme campagna di marketing messa in piedi da CD Projekt RED e partner negli ultimi anni. Quest’ultima ha portato fin troppo alla ribalta il gioco, attirando anche un genere di giocatori non particolarmente avvezzo agli Action RPG, specialmente quelli in soggettiva. A tutto questo aggiungeteci anche il fatto che Cyberpunk 2077 non è certo un gioco perfetto, anche nelle piattaforme in cui l’esperienza riprodotta è al meglio delle sue possibilità. È per questo e per altri motivi che ci viene facile definirlo un capolavoro mancato. Al suo interno racchiude talmente tante eccellenze, che vederle eclissate da problemi più o meno gravi non fa altro che provocare rabbia.

Nel corso delle settimane successive al lancio abbiamo speso più volte parole a riguardo delle performance del gioco su PlayStation 4 (qui trovate l’articolo dedicato), su Google Stadia (qui trovate la nostra analisi) e su PC con scheda video NVIDIA GeForce RTX 3070 (con annessa video prova). Dopo aver sviscerato praticamente tutti gli elementi di gioco, provato alcuni dei finali disponibili e portato a termine tantissime missioni secondarie siamo pronti a dare un giudizio complessivo. Ci basiamo, per questa recensione, sulla versione PC, sia perché attualmente è la miglior piattaforma su cui giocarlo, sia perché è quella su cui abbiamo accumulato il maggior numero di ore. Dobbiamo ammettere di avere a disposizione una postazione davvero niente male per Cyberpunk: oltre al nostro ASUS GS30 con RTX 3070, sulla nostra scrivania si è fatto spazio un bellissimo TV LG OLED 48CX6LB a 120 Hz con NVIDIA G-Sync, un monitor, se così si può definire, tutt’altro che comune. Bando alle ciance quindi: ecco le nostre impressioni sul gioco più chiacchierato delle ultime settimane.

Non è bello ciò che è bello…

Togliamoci subito il dente e parliamo di quelli che sono i problemi più evidenti di Cyberpunk 2077, iniziando dal più banale: i glitch grafici. Un problema piuttosto comune in giochi di ampio respiro come gli open world. Possono esserci quanti test interni volete, ma solo quando una certa mole di giocatori ci mette le mani sopra si scopriranno tutte le magagne. In Cyberpunk però non è così raro trovare magagne, anzi. Sia mantenendosi sui binari della storia principale (che poi tanto binari non sono), sia dedicandosi ad attività secondarie di vario genere, si può incappare in tutta una serie di glitch che purtroppo vanno a minare la sensazione di immersività. Vetture che appaiono dal nulla, pedoni che fuggono terrorizzati perché vi mettete a saltare, sacchi della spazzatura che esplodono in aria solo perché li avete calpestati: potremmo andare avanti tutto il giorno con esempi più o meno gravi. C’è da dire che Night City è estremamente ambiziosa. In molti hanno cercato di sminuirla in queste ultime settimane, ma non ci troviamo assolutamente d’accordo. La città si sviluppa in orizzontale e in verticale, proponendo vari stili a seconda del quartiere in cui ci si trova, sorprendendo continuamente per la sua ampiezza, per la sua varietà e per il numero di edifici esplorabili. Di elementi di gioco quindi ce ne sono migliaia da gestire, tra pedoni, vetture, gang di strada ed elementi appunto interattivi, come possono essere semplici sacchi della spazzatura. Ed è qui che l’ambizione lascia spazio a tutte le problematiche relative ai glitch, alle compenetrazioni poligonali e ad altre situazioni che potrebbero addirittura spingervi a ricaricare un salvataggio precedente.

“Non troverai mai un covo di fecce e di malvagità peggiore di questo posto. Dobbiamo essere prudenti”

Scavando nella problematica, il principale responsabile di alcuni dei bug appena descritti potrebbe essere il motore fisico che gestisce l’intero mondo di gioco. Quest’ultimo influisce anche sul modello di guida e sugli incidenti automobilistici, che talvolta assumono dei connotati quasi comici. In realtà proprio lo stile di guida non ci è dispiaciuto così tanto: alcune vetture sanno essere più scattanti ed agili, e imparando a gestire acceleratore e freno si riescono a compiere manovre davvero spettacolari, ma forse stiamo un po’ divagando. In ogni caso, non vi aspettate una simulazione della fisica dai tratti realistici, anzi, né tanto meno uno stile di guida in linea con un simulatore o un gioco di corse arcade. A peggiorare il tutto spesso c’è l’intelligenza artificiale, anche se in questo caso dobbiamo per forza di cose aprire un’enorme parentesi. La IA dei nemici non è impeccabile, ma non è nemmeno così disastrosa come la si vuole dipingere. Purtroppo gli avversari hanno talvolta a che fare con gli stessi glitch grafici precedentemente descritti, ma nella stragrande maggioranza dei casi tendono comunque a reagire con un minimo di organizzazione.

Se tra le loro fila ci sono dei Netrunner, hacker in grado di manipolare a distanza qualsiasi elemento elettronico, inclusi i cyberware che gran parte della popolazione si fa innestare, faranno il possibile per rendere nota la nostra posizione e per cercare di ostacolarci con qualche Demone. In generale poi, le truppe “semplici” si schiereranno sfruttando quanto possibile le varie coperture, mentre altri scagnozzi verranno di persona a cercarci sfruttando armi bianche o semplici pugni. C’è chi farà uso di granate, o chi ancora sfrutterà posizioni sopraelevate per tormentarci con fucili da cecchino. Ogni tanto qualche nemico si incanterà, rimanendo bloccato dietro ad una colonna o semplicemente rimanendo immobile mentre infieriamo, da qui appunto la necessità di evidenziare alcune lacune. Sono comunque tante le situazioni in cui l’intelligenza artificiale, per quanto basilare, ci darà del filo da torcere. Inutile lamentarsi del fatto che tanti nemici saranno dei veri e propri “bullet sponge”, delle “spugne” in grado di subire decine di colpi senza accasciarsi al suolo. Cyberpunk 2077 è pur sempre un gioco di ruolo, e i combattimenti sono gestiti esattamente come in un gioco appartenente a questo genere. Questo rientra probabilmente nel problema evidenziato in apertura, ovvero l’aver attirato un genere di giocatore non avvezzo a tali meccaniche con una campagna marketing fin troppo virale.

Si è parlato tanto anche di altri due fattori: il comportamento dei civili e quello della polizia. I civili non giocano un ruolo fondamentale nel gameplay nudo e crudo, sono solo un mero abbellimento di Night City. Ci sono strade con una densità di popolazione assurda (dipende sia dal quartiere che dal momento del giorno), ma di fatto reagiranno ben poco alla vostra presenza o ai vostri tentativi di interazione, tranne quelli relativi all’utilizzo di armi. Nulla quindi di paragonabile ad un Red Dead Redemption 2 o a un GTA V. Ciò nonostante non ci sentiamo di classificare il comportamento degli NPC come un grosso difetto del gioco, ma più semplicemente come una limitazione, anche dettata (nuovamente) dalla complessità di Night City. Semplicemente non hanno una vera e propria intelligenza artificiale, quanto più una routine che seguono in modo robotico, come in altri open world quale ad esempio Marvel’s Spider-Man per PS4. Stesso discorso per la gestione del traffico e per il comportamento dei civili al volante. La polizia invece sa farsi detestare, sia perché il sistema di denuncia in caso di irregolarità è fin troppo simile a quello di GTA, sia perché le meccaniche di apparizione sono palesemente rotte. In certi casi apparirà un vero e proprio esercito di poliziotti dal nulla, senza neanche darvi la possibilità di fuggire o di lottare. In altre circostanze il comportamento è più realistico, ma si tratta appunto di un qualcosa di così casuale da poterlo elencare tra i difetti concreti del gioco.

Volendo girare ulteriormente il dito nella piaga, potremmo redarguire anche l’interfaccia utente, non sempre intuitiva e priva tra l’altro della possibilità di rimappare alcuni pulsanti chiave (almeno su PC); delle performance altalenanti (anche su PC), per non dire quasi disastrose su console datate; o alternativamente anche alcune caratteristiche del combattimento. Per essere un RPG, il gunplay è sufficientemente divertente e variegato, con una vasta pletora di armi. Non è certo paragonabile  ad un first person shooter, ma appunto, utilizzare un’arma piuttosto che un’altra cambia l’approccio al combattimento, il rinculo e altre caratteristiche chiave. Non c’è un vero e proprio sistema di coperture, ma utilizzando muri, spigoli o altri elementi dell’ambiente, ci si può sporgere in automatico coprendo quanto più possibile il corpo del protagonista. Le coperture stesse tendono a distruggersi durante i combattimenti, e armi di grosso calibro possono persino trapassarle senza problemi. Altre tipologie di armamento causano effetti fisici sugli avversari, come il fucile a pompa, che a distanza ravvicinata tende a spingerli a terra, così come i colpi critici che li destabilizzano rendendoli più vulnerabili. La vera criticità è da ricercarsi nelle armi corpo a corpo. Se il sistema di gestione delle scazzottate è gestito piuttosto bene, con colpi leggeri e forti, parate e schivate, quello delle armi bianche è decisamente peggiore. Teoricamente ci sarebbero anche qui le stesse dinamiche relative all’uso dei pugni, ma in pratica ci si lancia in stile berserk con la katana di turno (o con le lame da mantide) scatenando un turbinio di colpi che si traduce in teste e arti volanti.

Anche a riguardo delle meccaniche da gioco di ruolo nude e crude si può avere qualcosa da ridire. La scelta iniziale del personaggio, tra Corporativo, Street Kid o Nomade, non fa poi tutta questa differenza, se non in alcuni dialoghi. La scelta del sesso influisce solo in alcuni dei rapporti di tipo romantico che potrete cercare di portare avanti, ed altri elementi, come la lunghezza degli attributi o le dimensioni del seno (altri elementi pensati unicamente per generare hype), non hanno alcuna conseguenza in gioco. Idem dicasi per il numero di innesti che decidete di utilizzare: non c’è un qualche tipo di perdita di umanità (con eventuali bonus o malus), né tanto meno un sistema di gestione della reputazione, del karma o simili. Per realizzare build veramente interessanti poi dovrete macinare almeno una trentina di livelli: non che sia un difetto, si intende, ma plasmare il vostro personaggio dandogli una vera e propria direzione di gioco richiederà molta pazienza. Come poi non fare cenno a tutto ciò che riguarda l’estetica del personaggio! Se si sceglie di utilizzare gli abiti più forti ci si trova spesso con un look tutt’altro che coerente, anzi, ai limiti del ridicolo, come una bella combo “stivali da cowboy, pantaloncini corti, giacca elegante e bandana”. Sul fatto però che i dialoghi e le scelte compiute non hanno conseguenze dirette su ciò che succede intorno a noi c’è invece di che discuterne, il che ci porta finalmente a vedere quelli che sono i punti positivi di Cyberpunk 2077.

… ma è bello ciò che piace

Al netto dei difetti, Cyberpunk 2077 è un gioco che sa tenere incollati allo schermo come pochi, sempre che vi piaccia il genere, si intende. La storia non sempre brilla per originalità, ma mette in campo talmente tanti personaggi carismatici e situazioni, anche rocambolesche, da non risultare mai noiosa. Ad essere straordinaria poi non è solo la trama principale, ma anche buona parte delle missioni secondarie, che vi porteranno a vivere dei veri e propri archi narrativi a sé stanti caratterizzati da una scrittura profonda e mai banale. Si affrontano spesso temi adulti, che danno anche da pensare, come la quest del detenuto condannato a morte che vuole registrare una sorta di esperienza virtuale (in gergo Braindance) della sua crocifissione per far rivivere a tutti i futuri spettatori quanto sperimentato da Gesù, un tentativo quindi di portare alla ribalta il cattolicesimo in un mondo oramai senza morale; o ancora l’arco narrativo relativo ad un omicidio politico, che sfocia poi in due diverse trame, una relativa ad un complotto per influenzare la mentalità dei politici, e un’altra relativa invece ad un serial killer. E questo senza scomodare tutti i rapporti con personaggi principali, come Panam, Rogue, Kerry, River e Judy, che aprono ulteriori archi narrativi opzionali, che possono anche avere conseguenze sui vari finali.

La trama principale è poi in parte legata al gioco di ruolo cartaceo, nel cui manuale si citano proprio alcuni dei principali personaggi di Cyberpunk 2077, come gli stessi Johnny Silverhand, interpretato da Keanu Reeves e doppiato da Luca Ward, e la già citata Rogue. Abbiamo apprezzato particolarmente il personaggio interpretato da Keanu Reeves: non si tratta di un semplice riempitivo, ma di una presenza profondamente importante ai fini della trama, che mette in scena tra l’altro una evoluzione del rapporto con il protagonista che avrà un impatto anche sui possibili epiloghi del gioco. Proprio il rapporto con Silverhand ci permette di tornare a parlare di come in realtà le scelte che prendiamo nel corso della storia abbiano effetti più o meno importanti. Come già specificato, portare avanti trame secondarie (come quella di Panam) avrà delle conseguenze anche piuttosto importanti sugli eventuali finali di gioco. Altre scelte porteranno ad approfondire maggiormente gli altri archi narrativi, aprendo nuove quest secondarie o chiudendole definitivamente. Dipende tutto dal vostro approccio e dalle scelte che farete in momenti chiave, come eliminare o meno un bersaglio o anche affrontare una missione cardine alla Rambo o in modalità più stealth.

Ci sono due tipi di giocatori di Cyberpunk 2077: quelli che, quando chiama Panam, interrompono quello che stanno facendo e corrono nelle Badlands ad aiutarla, e quelli che mentono spudoratamente.

Il che ci porta nuovamente a parlare della complessità di Night City. La quantità di location da esplorare è esorbitante. La cartina della cittadina immaginaria è così complicata da non permettere al giocatore di orientarsi con così tanta facilità. Per intendersi, non è quel genere di città virtuale in cui inizierete a muovervi senza guardare la mappa o senza seguire le indicazioni del GPS. Dopo più di 70 ore di gioco ci sono ancora location che non abbiamo esplorato ed edifici con missioni secondarie ancora da esplorare. Gli edifici stessi, per quanto alcuni abbiano ovviamente dei punti in comune, offrono vari approcci all’azione, non necessariamente improntati all’azione nuda e cruda. Il mondo insomma contribuisce a far coesistere la natura stealth e action del gioco. A interconnettere i vari quartieri ci sono strade nei livelli inferiori, vicoli e bassifondi, autostrade, tangenziali, ascensori: Night City è veramente immensa, e soprattutto sa essere anche coerente. Senza considerare poi il colpo d’occhio: sia di giorno che di notte la città è fantastica da ammirare, anche grazie alla varietà delle sue location. Si passa da Pacifica, un quartiere in disuso occupato da bande di strada, a quartieri più di lusso come il centro e Heywood. Non mancano le zone di stampo asiatico, come Japan Town e Little China, o anche la periferia e tutta la zona desertica delle Badlands. Ogni regione non solo ha il suo stile, ma ha il suo Fixer di riferimento (un personaggio che vi assegna vari contratti), le sue bande di strada, vetture più o meno tipiche e così via. Allo stesso tempo c’è anche una critica alla società moderna e a cosa rischia di diventare, con un’eccessiva cura per il centro della città e un degrado sempre più marcato allontanandosi dai luoghi di potere. Si possono quindi notare baraccopoli sommerse di rifiuti, edifici occupati da gang, o interi quartieri, come la già citata Pacifica, completamente abbandonati a sé stessi dalla classe politica e dalle corporazioni. Ci sono ovviamente centinaia di documenti da leggere per approfondire tutta la lore di Cyberpunk, alcuni dei quali ci raccontano di abitudini alimentari, disordini politici, guerre tra corporazioni e altri eventi chiave della storia contemporanea. Nulla è lasciato al caso, e definirlo un gioco incompleto sarebbe un grave errore, sia per la complessità del mondo di gioco e la quantità di attività secondarie, sia per la trama principale, tutt’altro che abbozzata. Basti pensare ai tanti finali disponibili e alle ulteriori scelte che ognuno di loro ci mette di fronte. C’è persino un finale segreto che si sblocca solo raggiungendo una certa sincronia con Silverhand e innescando un determinato evento in un particolare punto della narrazione.

La direzione artistica poi è uno dei fiori all’occhiello del gioco firmato CD Projekt RED. Almeno su PC, dove abbiamo già detto che Cyerpunk 2077 dà il meglio di sé, il comparto grafico ci dà spesso un assaggio di next-gen. Il Ray Tracing fa la differenza in svariati ambiti, sia al chiuso che all’aperto, il che ci porta a pensare che la versione del gioco dedicata a PS5 e Xbox Series X avrà da dire la sua. I modelli dei volti dei personaggi sono incredibilmente espressivi, tanto da spingervi spesso a immortalare il momento con la modalità fotografica per godere al meglio dei dettagli. La stessa cosa si può dire per tanti modelli delle armi o per alcune delle meravigliose vetture o motociclette (una ispirata ad un modello reale, c’è lo zampino di Keanu Reeves) che sarà possibile pilotare. Le animazioni non sempre sono all’altezza delle aspettative, complici i problemi legati ai glitch e al motore fisico, ma in generale ci si può accontentare. Tutto ciò che riguarda invece il comparto sonoro è veramente al top. Il doppiaggio italiano è di altissima qualità, e non solo per la presenza di Luca Ward. Tutti i professionisti coinvolti hanno dato il meglio di loro, caratterizzando al meglio le loro controparti digitali e contribuendo a dare loro vita. La colonna sonora alterna i brani rock dei Samurai, la band di Johnny Silverhand, ad altri brani originali pensati in un’ottica futuristica, oltre a varie musiche di atmosfera che danno ulteriore pepe ai combattimenti e ad altri momenti di azione.

Quanto evidenziato finora comunque, che siano pregi o difetti, può essere banalmente riassunto con la frase “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Un’affermazione valida per ogni videogioco, così come ogni altro tipo di intrattenimento, ma per Cyberpunk 2077 sembra essere valido più che mai. Nelle recensioni degli store digitali si continuano a leggere pareri discordanti: chi ha accumulato anche più di 100 ore e non si stanca; chi ha fatto il reso dopo un’ora di gioco; chi è a metà ma si annoia; chi è già alla seconda o alla terza run consecutiva. Cyberpunk 2077 non è un gioco adatto a tutti, specialmente se cercate la perfezione o se pretendete di giocare ad un Red Dead Redemption 2 ambientato nel futuro. Ma è innegabile che abbia tantissimo da offrire, e che a modo suo potrebbe rivoluzionare il settore dei videogiochi. La sua campagna marketing ha sicuramente tanto da insegnare alla stessa CD Projekt e a tante altre realtà videoludiche; ma anche il modo in cui è stata realizzata Night City, alla cura maniacale nel dettaglio e al modo in cui si intrecciano le storie, lasceranno probabilmente il segno. Personalmente (e qui perdonatemi l’uso della prima persona) ritengo Cyberpunk 2077 uno dei più bei titoli che ho giocato nel 2020, un titolo fra l’altro che sto continuando a giocare e che continuerò a giocare anche in attesa dei primi DLC. Rimane però un capolavoro mancato, viste tutte le problematiche relative alle performance (non solo su console) e ad alcuni elementi di gioco che avrebbero giovato di una maggior cura.

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